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La nascita della Milizia antica

La fondazione del nucleo originario della Milizia di Gesù Cristo può essere attribuita a Simone IV di Montfort (1170 -1218), comandante nel 1209 della crociata contro gli Albigesi. La crociata, bandita dal papa Innocenzo III nel 1208 nei territori della Linguadoca, mirava ad estinguere l'eresia catara e albigene nei territori della Francia e dell'Europa centrale. A rispondere alla chiamata del papa furono molti signori e baroni dell'Ile de France, dell'Orleanese e della Piccardia.

L'incontro con Domenico di Guzman

Tra i cavalieri dediti alla crociata, vi erano molti uomini timorati di Dio, desiderosi di combattere non solo per i diritti della Chiesa, ma sopratutto contro il peccato. Guidati dal vescovo di Tolosa, il cistercense Folco (1155 - 1231) si avvicinano alla predicazione di Domenico di Guzman (1170 - 1221). Già il beato Raimondo da Capua (1330 - 1399) ce ne dà testimonianza nella "Legenda Maior" di Santa Caterina da Siena. Scrive il beato Raimondo: "vi erano alcuni laici timorati di Dio e che Domenico ben conosceva, tanto da enumerarli fra i suoi, e del suo proposito di accordarsi con loro al fine di creare una milizia santa" e lanciarli nell'apostolato, una volta che fossero stati ben formati spiritualmente. Essi dovevano restare laici tra laici, senza il vincolo del triplice voto religioso e della vita comune, per agire nella società dall'interno delle famiglie e delle strutture da bonificare. Portavano però come segno distintivo un vestito speciale sul quale era visibile "una croce di colore bianco e nero".
Raimondo fa anche notare che la motivazione della "Milizia" non era solo la difesa della fede dall'eresia e la pratica di una vita più cristiana nella famiglia e nella società, ma anche la liberazione della Chiesa e delle popolazioni dalle conseguenze temporali delle divisioni e delle lotte religiose, poiché "l'errore aveva talmente corrotto le anime (...) che in molti luoghi, i laici si erano impadroniti dei beni della Chiesa, trasmettendoli in eredità quali patrimoni privati; al punto che i vescovi, ridotti a mendicare, non avevano modo né di resistere all'errore né di assicurare il debito sostentamento ai loro chierici". Era una risposta alle necessità dei tempi, nei quali la Chiesa, e i cattolici rimasti fedeli alla sua dottrina e alla sua disciplina, si trovavano in condizione di guerra. Occorreva, quindi, che una milizia composta di "uomini timorati" si impegnasse a "riprendere e tutelare i diritti di santa Chiesa e resistere con tutta fermezza all'eresia", anche a costo del "sacrificio della loro persona e dei loro averi", come scrive Raimondo da Capua. 

Continua il beato Raimondo: 
" Fatto questo, volle rafforzare con giuramento le promesse di quanti ebbe a trovare a ciò disposti, facendoli dichiarare che vi si sarebbero attenuti anche col sacrificio della loro persona e dei loro averi; e perché le loro consorti non avessero in verun modo a opporsi a opera tanto degna, indusse anch'esse a giurare che, lungi dal distogliere i loro mariti, li avrebbero invece coadiuvati secondo la loro possibilità; agli uni e alle altre promettendo il premio dell'eterna vita.
Li chiamò poscia Fratelli della Milizia di Gesù Cristo: e, perché un segno li avesse a distinguere dagli altri laici, e potessero alle loro consuete opere di pietà aggiungere un'opera surrogatoria, diede loro il colore del proprio abito; dispose cioè che tanto gli uomini quanto le donne, qualunque fosse la foggia del loro vestire, portassero i colori bianco e nero in significazione di innocenza e di umiltà, pubblicamente; e, assegnando loro un numero fisso di Pater noster e di Ave Maria, volle che ogni giorno li recitassero a tempo fissato per le ore canoniche, in luogo appunto dell'officio divino."​

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Gregorio IX: approvazione e privilegi

L'approvazione definitiva della Milizia di Gesù Cristo come ordine cavalleresco avvenne circa vent'anni dopo la sua fondazione, con il papa Gregorio IX. In una bolla del 22 dicembre 1227, indirizzata ai "Fratelli della Milizia di Gesù Cristo", il pontefice scriveva: "Voi scegliete di soccombere piuttosto che soffrire consimili mali, facendo in voi rivivere i forti Maccabei allorché, entrati nella Milizia di Domenico, vi date a combattere e gli eretici e i nemici della Chiesa. Per questo, consentendo con voi - che, usciti dalle vane schiere delle milizie del secolo per darvi al servizio di Gesù Cristo, avete promesso alla santa Sede Apostolica e ai vescovi delle vostre diocesi obbedienza, non solo, ma vi siete offerti di vincere con tutte le vostre forze la folle pervicacia dell'eresia e di difendere contro tutti, nell'ambito del nostro volere e di quello dei nostri successori, la santa libertà della Chiesa - e aderendo alle vostre giuste domande, accogliamo le vostre persone e i vostri beni (quelli che già possedete e quelli che in avvenire con equi e giusti mezzi verrete a possedere) sotto la protezione nostra e dei beati Apostoli Pietro e Paolo...". Ciò che si evince da questa bolla, e che perdura tutt'oggi, è che la Milizia di Gesù Cristo, sebbene riconosciuta come frutto del carisma di S. Domenico, non si lega in maniera interna all'Ordine dei Frati Predicatori, ma resta, invece, legato alla chiesa "secolare" con la promessa di obbedienza ai vescovi delle singole diocesi di appartenenza.
Gregorio IX continuò poi ad animare quei "crocesignati" della Milizia domenicana, e da Perugia, il 18 maggio 1235, emanò ben quattro importantissimi documenti che dimostrano quanta cura si prendeva di quei soldati di Cristo.
Nel primo - che comincia con le parole Experimentis multiplicibus ed è diretto al Maestro dell'Ordine, Giordano di Sassonia - raccomandava che il destinatario, sia personalmente che per mezzo dei suoi frati, istruisse i fratelli e le sorelle della Milizia.
Nel secondo - aperto dalle parole Devotionis vestrae - accordava a tutti coloro che avevano dato nome e azione a tale Milizia la facoltà di partecipare ai divini uffici anche in tempo di interdetto generale.
Col terzo - che inizia con Quos pietate sua - intima a tutti di evitare ogni molestia a quei "militi ".
Col quarto e ultimo - Est angelis gaudium - elargisce loro copiose indulgenze.
In quel tempo avvenne la costituzione della Milizia di Parma, dovuta - secondo la testimonianza degli storici e biografi - a Fra Bartolomeo da Vicenza. Ad essa Gregorio IX, con apposito atto datato sempre al 18 maggio 1235, dimostra subito la sua benevolenza accogliendola sotto la sua protezione. Il documento esordisce con le parole Sacrosancta Romana Ecclesia. Il successivo 24 maggio la stessa Milizia di Parma riceve dal papa una sorta di regolamento (o norma vivendi) allegato alla bolla Quae omnium conditoris honorem. Tale norma vivendi si può riassumere nei punti seguenti:
1) ognuno dei fratelli e delle sorelle che vengono a dar nome e azione alla Milizia devono innanzi tutto esaminar bene la loro coscienza intorno al compito che si assumono, e purificarsi, al fine di ben adempiere ai loro obblighi, da ogni peccato;
2) perseverare nel bene, evitando ogni usura e ogni contatto con gli usurai, non solo, ma anche soltanto di cedere, sia con parole che con opere, al male;
3) contenersi nel più rigoroso tenore di vita, liberi da ogni concupiscenza, e condursi, se coniugati, nella santità del matrimonio;
4) rompere ogni allettamento della gola, vivendo sobri, lontani da qualsiasi esorbitanza sia nel bere che nel mangiare.
Per quanto poi riguardava la loro azione positiva, era fatto obbligo di:
1) essere ossequienti e obbedienti alla Sede Apostolica, ai vescovi diocesani e ai legittimi loro superiori;
2) tenersi sempre pronti a difendere la fede cattolica contro qualunque errore o qualsiasi setta ereticale che all'errore avesse dato origine;
3) sostenere la libertà della Chiesa, particolarmente nelle loro città e nell'orbita della loro azione;
4) apprezzare giustamente e quindi rispettare l'opera della Chiesa, osservarne le leggi e disposizioni (anche penali), tutelarne le manifestazioni sia riguardo alle azioni, sia riguardo alle persone;
5) far uso delle armi nei modi consentiti dalla legge, attendere bene a non prevaricare in questo campo, ma attenersi, nei casi dubbi, al consiglio dei maggiori;
6) mantenersi fedeli nell'osservanza delle debite prescrizioni circa le feste, i digiuni e le preghiere; essere ossequienti alle norme stabilite intorno all'abito e ai segni religiosi da portare;
7) rispettare i propri superiori, e in modo speciale le autorità della Chiesa, e farsi obbligo di conferire loro le decime stabilite;
8) darsi impegno d'ascoltare la parola di Dio, e particolarmente - nei convegni sociali - gli ammonimenti degli ecclesiastici, deputati alla loro assistenza;
9) leggere ogni mese e meditare queste loro norme salutari;
10) adoperarsi per l'assistenza dei confratelli infermi, e fare in modo che nessuno di loro abbia a passare alla vita eterna senza il conforto dei santi Sacramenti.
Vi era in quella regola di vita l'anima profonda di una spiritualità nella quale si poteva scorgere la più genuina eredità di Domenico. Essa doveva prevalere. Ed ecco che cosa avvenne, secondo la testimonianza che il beato Raimondo da Capua continua a riportare nella vita di S. Caterina da Siena:
"Canonizzato San Domenico, i fratelli e le sorelle della Milizia di Gesù Cristo, animati dal desiderio di testimoniare omaggio e gratitudine al loro ormai glorioso Fondatore, deliberarono di mutar nome e di chiamarsi Fratelli della Penitenza di San Domenico. A ciò li indusse anche il fatto di vedere ormai caduto il contagio dell'eresia, per i meriti e i prodigi del loro beatissimo Padre e, insieme, per il sapientissimo apostolato proseguito dai suoi religiosi. Non ritenendo quindi più oltre necessaria l'azione combattiva esteriore, si dedicarono interamente, con le armi della penitenza, alla guerra interiore: e per questo scelsero appunto di essere chiamati Fratelli della Penitenza". Di tale fratellanza, fu membra eccelsa santa Caterina da Siena.
Non mancarono nella Chiesa altri movimenti o associazioni di Fratelli della penitenza: ve n'erano moltissimi, ed è memorabile la loro fioritura nei secoli XIV-XV. Un filone importante di quel movimento laicale fu quello che portava, in aggiunta alla denominazione di fratelli della penitenza, il nome di S. Domenico.

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I Sovrani Spagnoli e la restaurazione moderna

Nei secoli successivi al 1400, la Milizia di Gesù Cristo sarà legata alle istituzioni domenicane, in modo particolare come Officiali e Famigli del S. Officio dell'Inquisizione.  L'Ordine della Milizia di Gesù Cristo, sarà tenuto in particolare tra i membri dell'aristocrazia spagnola, figurano diversi combattenti a Lepanto nel 1571.

Nel 1603 il Re di Spagna Filippo III rinnova l'Ordine con la denominazione di "Ordine della Milizia di Gesù Cristo, di San Domenico e San Pietro Martire". Il sovrano riconoscrà l'Ordine come unico successore legittimo della Milizia di Simone IV di Montfort. Tale determinazione regia viene approvata e ratificata dal Capitolo dei Frati Predicatori di Valladolid del 1605. Il prestigioso ramo spagnolo dell' Ordine si diffuse nei territori spagnoli fino al 1827, anno dell'ultima concessione dell'Ordine da parte del re Ferdinando VII, ultimo sovrano protettore, deceduto nel 1833.

Nel 1868, il conte Arthur De Beaumont, restaura l'Ordine, coadiuvato dal p. Jandel, Maestro Generale dei Domenicani, riunendo una schiera di ufficiali pontifici, con la benedizione del papa Pio IX. La continuazione con l'antica istituzione, di cui quella restaurata ne rappresenta l'eredità, è assicurata dal passaggio delle insegne tra gli ultimi cavalieri spagnoli, nominati da Ferdinando VII e i nuovi ufficiali.

Dalla fine del XIX secolo fino al 1959 l'Ordine della Milizia di Gesù Cristo avvia un periodo di crescita e di rinnovamento, sotto la spinta del Maestro Generale Emmanuel Houdart de la Motte.  Al seguito delle riforme dettate dal Concilio Vaticano II, l'Ordine si trasforma in Associazione pubblica di fedeli, secondo i canoni 684 e 725 CJC.

Viene eretto canonicamente nel 1971, con conferma dei secolari privilegi.

Nel 1981 viene eretto e confermato come Associazione di diritto pontificio dal Pontificio Consiglio per i Laici.

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Cronologia generale

1209: Simone IV di Montfort è al comando della crociata contro gli Albigesi. Un primo gruppo di cavalieri si raduta attorno a S. Domenico di Guzman.

1221: Morte di San Domenico

1227: Gregorio IX approva l'Ordine della Milizia di Gesù Cristo

1233: Bartolomeo da Vicenza fonda la Milizia di Parma, associandola all'Ordine di Tolosa.

1235: Gregorio IX emana la bolla "Quae omnium conditioris"

1380: Morte di Santa Caterina da Siena

1478: Istituzione dell'Inquisizione nei territori spagnoli. La Milizia di Gesù Cristo è al servizio del S. Officio.

1571: Battaglia di Lepanto

1603: Il re di Spagna Filippo III restaura l'Ordine e ne diventa protettore. Il Gran Magistero resterà ai sovrani spagnoli. I Gran Maestri non vengono più eletti dai cavalieri.

1605: Il Capitolo dei Frati Predicatori riunito a Valladolid ratifica l'azione del re Filippo III, e riconosce nell'Ordine restaurato la continuazione di quello antico

1827: Ferdinando VII di Spagna, ultimo sovrano protettore, crea gli ultimi cavalieri della Milizia di Cristo di nomina regia.

1868: Il conte Arturo de Beaumont, comandante pontificio, raduna una schiera di ufficiali palatini, a difesa del papa Pio IX. Il p. Vincent Jandel, Generale dei Domenicani, lo pone al comando dell'Ordine. I Gran Maestri della Milizia di Gesù Cristo tornano ad essere eletti.

1870: Presa di Roma da parte del Regno d'Italia e fine dello Stato Pontificio

1959: Il cavaliere Emmanuel Houdart de la Motte, cameriere pontificio di cappa e spada, è eletto Luogotenente Generale. Riforma dell'Ordine e nuove Costituzioni.

1961: Mons. Lamy installa nella cattedrale di Sens la sede del Magistero Generale. Gli Arcivescovi di Sens diventano per diritto Ordinari generali della Milizia di Gesù Cristo.

1971: A seguito del Concilio Vaticano II, l'Ordine della Milizia di Gesù Cristo si trasforma in Associazione pubblica di fedeli. I Gran Maestri diventano "Maestri Generali".

1981: Giovanni Paolo II benedice la Milizia di Gesù Cristo. Il Pontificio Consiglio per i laici la eleva ad Associazione pubblica internazionale di fedeli di Diritto Pontificio.

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